Avete presente il traffico?
Sì. Il traffico. Le macchine. Con quei musi lunghi, le luci anteriori accese, una dietro l’altra magari alle sei del pomeriggio quando tutti stanno uscendo dall’ufficio e vanno a riprendere i figli a nuoto.
Sì. Le macchine.
A Roma.
Ecco, dalla mia finestra da quando ero bambina non ho fatto altro che guardarle per tutta la vita, di immaginarmi chi le guidasse ed immaginavo sempre uomini, di 40 anni, annoiati, arguti, pensierosi, impegnati.
Ho plasmato il mio ideale di -persona tipo-, non di compagno, ma proprio di persona, di individuo su questo immaginario. L’automobilista scoglionato.
L’empatia che provo nei confronti di chi fa parte di questo insieme di persone mi ha sempre facilitata sul lavoro, lo ammetto, sono sempre piaciuta ai capi. Sempre stata la cocca di chi decide. Perché l’appeal della Lolita è qualcosa di innato, non scegli di averlo, non scegli l’orientamento sessuale, non scegli le amicizie. Ti scelgono loro.
E allora ti ritrovi nell’immaginario di ognuno di loro man mano che cresci come la figlia che non hanno avuto, la ragazzina sveglia, la confidente che non li accoltellerebbe ma alle spalle, la bimba spaurita dei film che poi diventa la collaboratrice perfetta. C’è chi individuerebbe del narcisismo patologico in queste dinamiche, chi la vedrebbe come una mappa per il proprio tornaconto personale.
Ma gli squali li ami o li odi e, nel mio caso, non li amavo. Non li ho mai amati. Volevo solo somigliargli. Sono stati il mio primo punto di riferimento. Volevo diventare uno squalo anche io.
Il problema arriva quando te ne innamori, quando ancora non arrivi alla consapevolezza che quella stima non può essere trasformata in attrazione fisica. Non sempre almeno.
Ma quando suona il campanello d’allarme te ne accorgi. E lì devi scegliere.
Voi vi innamorereste mai di uno squalo?
#vale