Brunch a Monteverde Vecchio con amica stilista nazivegan che realizza cappelli con i sacchetti di Naturasì e sosia occhialuto tartarugato di Servillo in Le conseguenze dell’Amore a discettare di vincitori e vinti ai recenti festival con piantarello smunto sul cinema del reale sempre risorto o risorgente o almeno sorto o, in alternativa, morto, poi una capatina a Portaportese a comprare deliziose radio d’epoca trafugate da solerti pluriomicidi o vasetti e capitelli divelti da simpatici tombaroli o rifatti di pongo, poi di corsa a vedere l’ultimo film italiano “necessario” con sussurri e rantoli e non detto e finali aperti in mezzo a campi di pannocchie in una provincia solitaria e triste quanto i testi di Vasco Brondi, poi aperitivo di tapioca al Pigneto con amico hipster biofriendly e qualsiasicosafriendly vestito di paglia con ciabatte di legno, poi un reading imperdibile di amica femminista militante ora passata ad una forma soffusa di turbocattolicesimo. La domenica del radical chic di sinistra romano, meglio se architetto, meglio se cinefilo, ma meglio ancora se implicato in qualche festival, uno dei tanti. Se magna?