Questi artisti per vocazione maledetti e maldicenti figli di una borghesia caciarona e magnona, arricchiti, pasciuti e viziati da sottoboschi dalla dubbia nobiltà, alla fine vengono subdolamente rinnegati dai genitori e trasferiti dai Parioli al Pigneto e, una volta arrivati nelle favelas, si trasformano in rastamanni, strapagando a faine lucide e giuste (quasi tutti ex galeotti che mai avrebbero pensato di vendere il garage in cui tenevano i salami a prezzi esorbitanti) caverne e calcinacci che trasformano, con l’assegno di nonne feudatarie, in loft per poi sbadigliarci dentro. Poi fanno mostre di fotografie e visual art dove l’unica cosa bella è l’assalto al buffet. Se magna?