La tristezza infinita di alcuni festival di cinema nell’Italia di oggi meriterebbe davvero un saggio e una definizione totalizzante, tipo: la cultura del buffet. Questi quattro critici, sempre loro e sempre gli stessi, sempre col bicchiere di prosecchino, sempre con questi amorazzi provinciali da sacrestia ogni anno, che si incontrano -ogni anno- mentre convegnano in un moto perpetuo senza mai collassare, interrogando registi da trapasso arrivati direttamente da cliniche per alcolisti della Florida. Vado a fare boxe alla Virgin con commesse marchettare e negozianti evasori e culturisti, un’umanità di veri artisti. La vera narrativa è a Nuovo Salario.
Se magna?