La piaga del cinema necessario è quella terapia atta a far sentire migliore di te gente nata nei 70 che vive a Roma, legge l’Espresso, lavora nelle case editrici e nel cinema, legge ZeroCalcare se va bene o peggio l’orribile e nefasto Makkox, non suona strumenti musicali, non fa sport e cerca post dottorati ma sempre vive la micragna come un destino sociale da vittime di qualcosa. Come massima aspirazione tre giorni al Lido di Venezia (uno dei posti più tristi del mondo che fa sembrare Anguillara San Francisco) a vedere, mangiando male dormendo peggio e frequentando inaciditi e carogne cioè i cinematografari, film su pecore in Calabria che parlano un antico dialetto fenicio annunciando, in luce caravaggesca fatta con Adobe, grandi verità di una perduta civiltà contadina messaggera di estasi cavernicole. Un mix micidiale di cattolicesimo e paleo comunismo e lago di Martignano. Per questo motivo guardo Netflix.