“ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”.

Tu dormivi, e io avevo deciso di svegliarti così, con quella canzone, avrei potuto sceglierne altre, più nostre, più mie. Volevo fare qualcosa per te quella mattina, ma dormivi e non era servito neanche De Gregori a farti svegliare. Ti avevo rubato una felpa, ce l’avevo addosso mentre preparavo il caffè e pensavo che tutto, davvero tutto, dal sole che a poco a poco invadeva la cucina da uno spiraglio di tenda ai libri accatastati sul tavolino in sala, al mio saggio di marketing lasciato quasi in bilico su un angolo del mobile grande della cucina, al latte parzialmente scremato nel cartone quasi finito che volevo versare in un piccolo bricco per rendere quella mattina importante e nostra, fosse davvero perfetto.
Misi la marmellata su una fetta di pancarrè, la mia preferita, quella alle ciliegie, e sistemai le due fette tagliate quasi simmetricamente una sopra all’altra su un piattino di coccio blu elettrico.
Avevo comprato quaranta candeline, volevo farti una torta, ma poi avevo pensato che avresti preferito così, niente vestitino nero, niente tacchi e torta al tuo ritorno, e chissà quando saresti tornato poi.
Solo una fetta di pancarrè con la marmellata sparpagliata sopra. E una candelina. Ne bastava una per esprimere un desiderio. Non lo avresti espresso su di me, né su di noi. Ma i tuoi desideri erano belli per questo. Tu eri bello per questo. Vederti felice, davvero, era bellissimo.
Entrai nella stanza ed eri già con il cellulare in mano a lavorare, avrei voluto svegliarti io, a modo mio.
Entrai piano, con il piattino in una mano, e l’altra intenta a non far spegnere la candelina. Non canticchiai nulla, un po’ perché sono stonata, un po’ perché già c’era De Gregori a fare alla grande il suo mestiere dalle casse del mio portatile poggiato in fondo alla scrivania.
Mi misi sul letto accanto a te, a gambe conserte, guardandoti con gli occhi sorridenti, non so cosa pensasti, forse non lo saprò mai, ma non mi importa. Era bello così.
Ti mettesti a ridere per la fetta di pancarrè con la candelina. Non so che desiderio avessi espresso, ma era tutto già bellissimo così.
Auguri.

“Un giocatore lo vedi dal coraggio
Dall’altruismo e dalla fantasia”.